
Il
cicloturismo in Veneto è in forte crescita, ma bisogna riuscire a
creare un prodotto cicloturistico rurale d’eccellenza con personalità,
qualità e professionalità se si vuole essere competitivi sul mercato. E
per farlo serve una
sinergia tra pubblico e privato, anche per garantire la
manutenzione dei percorsi ciclabili e i
servizi
che oggi spesso sono carenti o assenti. È quanto è emerso lo scorso
novembre nella Tenuta Borgoluce a Susegana (Treviso), all’eductour
promosso da
Agriturist Veneto (l’associazione degli
agriturismi di Confagricoltura Veneto), giornata dedicata al
cicloturismo che ha coinvolto numerosi addetti ai lavori del settore e
rappresentanti istituzionali.
L’Alto Adige fa scuola. Robert
Seppi, ex direttore dell’
Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano, ha raccontato come il
Trentino Alto Adige
abbia investito da anni nel turismo lento, con il risultato che oggi ci
sono milioni di passaggi sulle maggiori ciclabili e che il cicloturismo
è diventato una realtà consolidata. “Un
cicloturista spende 128 euro al giorno – ha spiegato -, compiendo
mediamente un percorso di 64 chilometri in bicicletta, alla quale dedica
nove giorni all’anno di vacanza con almeno
sette tappe. Sceglie
strutture rurali di qualità, cerca le
specialità culinarie e
territori con un patrimonio storico-culturale.
Purtroppo c’è ancora una scarsa considerazione degli operatori pubblici
e privati nei confronti dei cicloturisti, che si traduce nella
frammentazione dei servizi, nella
chiusura degli esercizi ricettivi nei mesi di interesse cicloturistico, nella
carenza di piste ciclabili e segnalate, nell’insufficienza di trasporti integrati e di iniziative promozionali”.
La rete escursionistica regionale. Elena
Schiavon, organizzatrice di progetti e iniziative di turismo rurale per la
Regione Veneto, ha sottolineato che il cicloturismo è
in crescita in tutta Europa:
secondo un’indagine Ue, genera una ricaduta economica pari a 47
miliardi di euro all’anno. “C’è un aumento di tour operator
specializzati e di club di prodotto legati alla bicicletta – ha detto -.
Anche la Regione Veneto guarda con interesse al settore, puntando ad
ampliare la rete escursionistica regionale, che oggi è costituita da
cinque grandi itinerari e sette escursioni, lavorando a nuovi prodotti e progetti speciali. Recentemente abbiamo lavorato anche alla
nuova segnaletica turistica, dedicata anche ai
cammini e al turismo equestre”.
La Treviso Ostiglia. Renzo
Lotto, sindaco del
comune di Grisignano di Zocco, ha parlato del nuovo gioiello cicloturistico, la Treviso Ostiglia, che ha completato la
parte che ricade nella Marca e ora sta aggiungendo
nuovi pezzi nel territorio vicentino: “Abbiamo terminato il
tratto di Grisignano, che era il nodo più difficile – ha precisato -. Entro la fine dell’anno approveremo il
tratto Grisignano-Montegalda, importantissimo perché andrà a collegarsi alla
ciclopista del Bacchiglione. Il tratto vicentino sarà completato
entro 4-5 anni.
Sono fiducioso che altre risorse vengano messe in campo dalla Regione.
Portare avanti questo progetto di ciclovia è un impegno doveroso per gli
amministratori, perché gli investimenti tornano sotto forma di
risparmio per i cittadini e in minori spese mediche.
Il costo di una ciclabile è di 150.000 euro al chilometro:
in dieci anni, per ogni euro investito nella ciclabile, tornano 3 euro
ai cicloturisti di risparmio rispetto all’uso dell’auto e 4,30 euro a
chi la usa per camminare. Senza contare al ritorno per le aziende
agrituristiche, per il turismo rurale, per l’offerta formative e dei
servizi, per lo sviluppo di nuove attività”.
Per i cicloturisti, meglio il fondo asfaltato che le strade bianche. Luciano
Renier, referente della
Fiab
(Federazione amici della bicicletta) per il Veneto, a proposito di
Treviglio Ostiglia ha chiarito che se ne parla dal 2003 e non è ancora
completata: “Sarebbe importante per collegare la ciclovia delle Dolomiti
a quella del Sole.
La parte trevigiana ha il neo di essere sterrata. Un’indagine dice che
8 cicloturisti su 10 privilegiano un fondo asfaltato. Chiediamo che le ciclovie abbiano perciò un fondo asfaltato. Poi c’è il problema della
manutenzione, che stiamo affrontando con la Regione Veneto, secondo la quale sarebbe compito dei Comuni.
I Comuni però non hanno risorse, e perciò le ciclovie diventano percorsi forestali e finiscono per morire”.
Alimentazione del cicloturista. Infine Laura
Cominato, nutrizionista,
ha spiegato come le aziende agricole e gli agriturismi debbano prestare
sempre più attenzione all’alimentazione del cicloturista, cercando di
concepire menu che gli forniscano tutti quegli alimenti che gli
garantiscono il giusto supporto energetico durante l’attività. Prima
dell’attività servire un
pasto a base di carboidrati e grassi, dopo l’allenamento una quota proteica e zuccheri. Nei suoi pasti non devono mai mancare comunque verdura, cereali integrali, proteine buone, frutta, acqua”.
Agriturismi ancora “timidi” nei confronti del cicloturista. Leonardo
Granata, presidente di
Agriturist Veneto,
ha ricordato come pubblico e privato debbano fare rete con tutte le
aziende che operano nell’ambito del cicloturismo per far decollare il
settore: “In Veneto ci sono 1.450 agriturismi, gran parte dei quali
devono ancora capire l’importanza di questo turismo lento e sostenibile,
curioso e rispettoso dell’ambiente, che si sposa perfettamente con il
nostro spirito. Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale per quanto
riguarda la progettazione e la gestione dei percorsi cicloturistici,
dove spesso difetta la manutenzione”. D’accordo Lodovico
Giustiniani, presidente di
Confagricoltura Veneto:
“Il cicloturismo sta assumendo una crescente importanza e questo
richiede sforzi da parte delle aziende agrituristiche di adeguarsi alle
richieste del mercato, che può dare ottime opportunità. In Germania sono
più di 4 milioni le persone che fanno una vacanza in bicicletta. I
cicloturisti sono disposti a spendere, vogliono mangiare bene, vogliono
alloggi di qualità. Perciò le aziende devono offrire servizi
all’altezza, mentre il pubblico deve lavorare sui percorsi e sulla
tabellazione. La provincia di Treviso ha ciclabili anche piuttosto
lunghe che vanno nel Veneziano, come quella del Sile. La
zona delle Prealpi trevigiane invece non ha una rete completamente in sicurezza che consenta di visitare tutto il
territorio di Conegliano-Valdobbiadene. Auspichiamo che venga fatto, perché
gioverebbe anche al sistema Prosecco”.
Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Venet